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40 milioni di fondi per i giovani imprenditori

40 milioni di fondi per i giovani imprenditori
19.07.2011 Un nuovo strumento per finanziare le giovani aziende.

Un fondo pubblico da 40 milioni di euro per giovani imprenditori, che scommetta su tecnologia e innovazione, facendo da volàno agli investimenti di "mecenati" privati.
È il nuovo strumento di finanziamento per gli under 35 messo a punto dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.
Un fondo per cofinanziare progetti «volti a promuovere, creare e sviluppare - si legge nel bando pubblicato in Gazzetta Ufficiale - il talento e la creatività nei campi della cultura, musica, cinema, teatro, arte, moda, design e tecnologia».
Un cofinanziamento nel quale lo Stato potrà investire fino a un massimo del 40% del costo complessivo del progetto e comunque non oltre 3 milioni di euro.
Il restante 60% dovrà essere messo dai "mecenati", soggetti privati
che, di fatto, faranno una selezione naturale delle iniziative.



Ministro Meloni, come nasce questo fondo e come funziona?
È una sfida al capitalismo italiano ma anche una possibilità per tutti i giovani che hanno buoni business plan ma poche risorse per trasformarli in progetti concreti. Si parte dal talento e l'idea per finanziare questo talento è un nuovo mecenatismo, trasparente e illuminato, che parta dallo Stato ma che non abbia lo Stato come protagonista.


Cioè?
Il meccanismo che sta alla base dell'assegnazione dei fondi è assolutamente innovativo. La politica fa un passo indietro perché noi cofinanziamo fino a un massimo del 40% del progetto, ma da parte nostra c'è la rinuncia totale a qualsiasi rapporto con i potenziali beneficiari perché saranno i privati a mettere il restante 60% e saranno loro a scegliere la "bontà" dell'idea da far partire. E questa è per noi la massima garanzia di serietà del progetto, perché non ci sono privati che si possono permette di buttare al vento il denaro...


Può capitare che iniziative di questo tipo, per quanto meritorie nelle intenzioni, poi nella pratica si perdano in mille rivoli tra spese "accessorie" che non attengono al progetto vero e proprio.
E infatti ci assicureremo che tutto il denaro investito da parte nostra serva solo ed esclusivamente a finanziare i giovani imprenditori, e non per esempio ciò che attiene le spese burocratiche che il mecenate dovrà sostenere.


Avete richiesto dei requisiti di solidità per le aziende che si proporranno come soggetti del cofinanziamento.
Il bando parla chiaramente di imprese costituite da almeno cinque anni, con un fatturato minimo di otto milioni di euro e due bilanci approvati, che ovviamente non devono trovarsi in stato di liquidazione, fallimento o concordato preventivo.


Lei rivendica con questa iniziativa un sorta di ruolo "sociale" dello Stato per la giovane impresa.
Che è cosa totalmente diversa da qualsiasi logica assistenziale. Diciamo che ci assumiamo, pur nel nostro piccolo, un ruolo che gli istituti di credito dovrebbero svolgere con maggiore convinzione.


Sta dicendo che le banche italiane hanno chiuso troppo i cordoni della borsa con le imprese?
Il nostro sistema bancario è troppo tarato sulle garanzie, più che sulla disponibilità al rischio e, spesso, non c'è la disponibilità a dare linfa a nuovi modelli produttivi. Ecco, è un aspetto dell'Italia che ci pone un passo indietro sugli altri Paesi. Rischiare può essere conveniente dal punto di vista economico se si ha la competenza per scegliere i progetti giusti e quel pizzico di coraggio per metterli in pista.



IL SOLE 24 ORE
Daniele Lepido