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Fecondazione assistita

Introduzione

La fecondazione assistita viene, per legge, riservata a quelle coppie che non riescono ad ottenere la gravidanza con altri mezzi. Il chè dovrebbe, ma solo dovrebbe, tagliare la testa al toro: nel senso che, prima si utilizzano terapie di un qualche genere, poi se le cose non vanno si utilizza la procreazione medicalmente assistita. Il dovrebbe non è dovuto alla scarsa osservanza della legge, bensì al fatto che le donne si rivolgono al medico per un trattamento per infertilità di coppia ad una età media superiore ai 36 anni, in una età cioè dove la loro qualità ovocitaria, e quindi riproduttiva, è scaduta e pertanto le terapie andrologiche per problemi “piccoli” possono non avere l’ efficacia sperata ai fini di una fertilità naturale.


Si pensa che la fecondazione assistita sia un fatto esclusivamente femminile e che l’ apporto del maschio, vale a dire dello spermatozoo, si limitato al momento del prelievo dello sperma.
Si consideri che l’ embrione nasce dalla fusione in una sola cellula (zigote) dello spermatozoo e dell’ ovocita, se lo spermatozoo non riesce a penetrare l’ ovocita o se è alterato si assiste ad un insuccesso della tecnica di fecondazione assistita.

Fattore Maschile e tecnica di fecondazione assistita.

Ovviamente al successo della fecondazione assistita partecipa anche la qualità dell’ ovocita, ma la scelta fra una delle tre tecniche principali (inseminazione intrauterina [ IUI ], FIVET , di iniezione di spermatozoo intra-citoplasmatica [ ICSI ]) avviene principalmente sulla base della qualità dello sperma. Rispettivamente quando non vi sono modificazioni della concentrazione ma solo di motilità e/o morfologia la prima tecnica ad essere presa in considerazione è l’ inseminazioni, per deficit di concentrazione non inferiori ai 5 milioni/ml viene proposta FIVET, per concentrazioni inferiori ICSI.

Qualità spermatica e risultati

In ognuno dei tre casi si è tentato di migliorare la qualità spermatica dopo il prelievo con l’ aggiunta al liquido dove gli spermatozoi venivano raccolti di varie sostanze atte a migliorarne la forma o la composizione o la motilità. Nessuno di questi tentativi ha avuto buon fine, poiché la qualità dello spermatozoo dipende esclusivamente dalla qualità della spermatogenesi, ovvero da quel processo che nel testicolo porta alla formazione di uno spermatozoo partendo da un cellula progenitrice.

In tutte le tecniche di fecondazione assistita (IUI, FIVET, ICSI) la buona qualità della spermatogenesi si correla con una buona qualità di risultati, pertanto è comunque lecita una terapia andrologica, anche solo preparatoria alla fecondazione assistita.


A conferma i successi della IUI e della FIVET erano del 18% e del 32% per tentativo quando si usava (ora è vietato) seme da donatore, mentre usando il seme del coniuge i successi sono rispettivamente dell’ 11% e del 24% per tentativo. Compito dell’ andrologo è il miglioramento della qualità del seme. Pertanto, anche un miglioramento non coronato da gravidanza naturale, può comunque essere di beneficio per una fecondazione assistita successiva.

Conclusioni

La nuova frontiera è il miglioramento del nucleo dello spermatozoo mediante terapie a base di antiossidanti e dati tutti italiani e tutti preliminari indicano successi in tal senso. Non si pensi a miracoli, a solo ad un miglioramento statistico.