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Cibo: in spiaggia è un diritto
I divieti imposti da alcuni stabilimenti balneari tramite cartelli posizionati all’ingresso o clausole scritte nei contratti online non hanno alcun valore giuridico . Il motivo risiede nella natura stessa della concessione demaniale, ovvero l’atto con cui lo Stato affida la spiaggia a un titolare. Il gestore dello stabilimento ha l’esclusiva sui servizi balneari che offre a pagamento , come lettini, sdraio e ombrelloni. Questo significa che non è permesso portarsi da casa la propria attrezzatura occupando gli spazi del lido, ma la gestione non può in alcun modo estendere questo monopolio al cibo e alle bevande . Anche se la struttura è dotata di un bar o di un ristorante interno, l’obbligo di consumazione è del tutto illegittimo .
Questo non significa che tutto sia concesso. La libertà di consumare il proprio pasto trova un limite naturale nel buonsenso , nel decoro e nel rispetto degli altri bagnanti. Mangiare un panino, un’insalata di riso o utilizzare la borsa frigo sotto l’ombrellone è un diritto. Trasformare la spiaggia in un’area picnic , organizzando grandi banchetti familiari o accendendo barbecue, darebbe invece al gestore il pieno diritto di intervenire per tutelare gli spazi comuni e la tranquillità degli ospiti.
È bene poi sapere che il personale del lido non ha alcuna autorità per chiedere di aprire le borse o ispezionarne il contenuto. Questo tipo di controllo è una prerogativa esclusiva delle forze dell’ordine. Se si incorre in contestazioni, spesso basta spiegare che si ha con sé un semplice pranzo al sacco. Qualora fosse necessario, è possibile documentare l’accaduto e segnalare il fatto alla Polizia locale o alla Capitaneria di porto.