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Tlc, pietro labriola: il coraggio di cambiare per costruire un’europa digitale competitiva

Con margini ridotti, investimenti rallentati e regole obsolete, il futuro delle Telco europee è incerto. L’AD di TIM e Presidente di Asstel Pietro Labriola traccia il percorso verso un’Europa digitale competitiva.


Pietro Labriola


Pietro Labriola: il futuro delle Telco passa dal cambiamento


In un contesto come quello attuale, dove la velocità dell’innovazione supera quella della regolazione, restare fermi è la scelta più pericolosa. Il cambiamento non è un’opzione. È una necessità. E va guidato con coraggio. Non inseguendo gli eventi, ma anticipandoli ”. È quello che scrive Pietro Labriola , AD di TIM e di recente nominato Presidente di Asstel, in un articolo pubblicato su LinkedIn Pulse in cui parla del coraggio che manca nel settore europeo delle telecomunicazioni per compiere le scelte necessarie a rendere il Vecchio Continente digitalmente competitivo. Un coraggio che dovrebbe coinvolgere “ ogni livello del sistema ”, dal cittadino alle istituzioni, dal mercato alle aziende. “ Le parole non bastano più ”, afferma il manager, sottolineando gli scarsi risultati ottenuti dai tanti documenti, analisi e appelli generati negli ultimi anni dalle aziende del settore. “ Le Telco europee continuano ad avere margini inferiori rispetto ad altri settori strategici – continua – Gli investimenti sono rallentati. Le regole sono spesso obsolete ”. Per l’AD di TIM è in gioco un futuro che rischia di essere dominato da piattaforme americane e asiatiche. Una partita che non si gioca solo sul piano economico ma anche su quello geopolitico: “ Senza infrastrutture digitali forti e autonome, l’Europa diventa dipendente da modelli industriali e tecnologici esterni ”.


Pietro Labriola: serve una politica industriale per il digitale


Con queste premesse, Pietro Labriola fa dunque un appello a istituzioni, aziende e tutti gli attori coinvolti invitandoli a non lasciare più nulla al caso e a cominciare a guidare concretamente la trasformazione, a partire da una politica industriale europea per il digitale. “ Le Telco europee sono chiamate a sfide epocali: transizione digitale, 5G, cybersicurezza, Intelligenza Artificiale, sostenibilità ambientale. Ma affrontano queste sfide con una struttura di mercato fragile, margini ridotti e regole pensate per un mondo che non esiste più ”, scrive. “ Abbiamo talento, idee, capacità. Ma ci manca il sistema. E un’Europa senza sistema non è un’Europa digitale ”. Cosa si dovrebbe fare dunque? Secondo l’AD di TIM, l’Europa dovrebbe: favorire il consolidamento dal momento in cui sono necessari pochi player forti e capaci di investire, definire un level playing field reale con regole uguali per tutti, riconoscere il ruolo strategico delle Telco in quanto “ utility intelligenti ”. “ Serve una politica industriale del digitale – prosegue – . Come per l’energia o l’agricoltura, anche il digitale ha bisogno di una strategia comune. Di obiettivi condivisi, risorse adeguate, visione a lungo termine. Non possiamo più limitarci a regolamentare. Dobbiamo costruire ”. Come? Sostenendo l’innovazione infrastrutturale, promuovendo standard aperti e interoperabili, investendo sulle competenze digitali e creando campioni europei nel cloud, nelle piattaforme e nei servizi di rete.