La Medicina Oggi. Paziente o Cliente?

Friedrich Hoffmann (1660-1742), docente presso l’Università di Halle, enunciò > , regole che suonano ancora oggi di estrema attualità: 1) si eviti tutto quello che è di troppo, poiché è sempre nemico e avverso alla natura; 2) non si pretenda di “cambiare” troppo rapidamente ciò a cui ormai si è abituati, poiché col tempo l’abitudine diviene quasi una seconda natura; 3) si cerchi di essere sempre di buon umore e in pace, poiché questa è la migliore medicina per una vita lunga e sana; 4) si faccia. In modo di godere il più possibile di un’aria pura e temperata; 5) ci si nutra di tutti i cibi migliori, quelli, cioè, che per natura si digeriscono più facilmente e che il corpo assimila più in fretta; 6) ci si nutra a seconda del movimento che si fa e delle forze del proprio corpo; 7) chi ama la propria salute, rifugge medici e medicine. CFR. U. Boschung, “Sei frohlich und ruhigen Gemutes”, VSAO-Journal, n. 4, 2005. Oltre ad apparire attuali, queste parole, sembrano appartenere ad una persona di gran buon senso, come se le avessimo sentite dai nostri genitori o dai nostri nonni. Paiono il riecheggiare di frasi ascoltate infinite volte, di buone abitudini e rimedi “della nonna” sempre più lontani e, a detta di sempre più persone, inadeguati e antiquati. Almeno il 90% delle mie conoscenze e dei miei clienti rifugge dalla settima regola per esempio. O la regola n° 3, la quale ritengo sia la premessa al vero benessere… ahimè non il cavallo di battaglia della nostra classe dirigente e di tutti i nostri politici. La mia amata nonna paterna, nata esattamente nel 1900, quando mi capitava di avere la febbre, mi tranquillizzava sempre riferendomi di quanto fosse positivo averla e di tutti i benefici che essa mi avrebbe portato. Questa sua radicata credenza, penso le sia stata a sua volta tramandata dai suoi avi, nei secoli. Conosco attualmente delle coppie di sposini che al minimo accenno di febbre, da parte del proprio piccolo fanciullo, si allarmano nominando alcune volte anche l’eventualità del recarsi al pronto soccorso, per sicurezza. Sono nato, e mi ricordo perfettamente che la febbre nei bambini è sintomo di crescita! Possibile che i nostri avi non sapessero più neanche vivere e sopravvivere? Come siamo arrivati, giunti fin qua? Oggigiorno, con questo correre del mondo a 1000 all’ora e con questo “bombardamento” mediatico incessante, via via tradizioni e credenze tendono a cambiare… e qui ci troviamo d fronte a quesiti e dilemmi esistenziali che tuttologi, assolutisti, pragmatici, filosofi, sociologi e religiosi commentano per primeggiare e imporsi propinando il più bieco dei proselitismi. E se il lettore, l’utente, è attento a tendenze e mode della scienza odierna, si renderà conto di come certi concetti medioevali sono ancora oggi affermati ed usati, anche se non possiedono nulla di scientifico, e di come certi altri anatemi arcaici siano stati eliminati, senza una motivazione giustificata a livello scientifico. Viviamo tra paradigmi accettati non si sa bene da chi, ma comunque fonti di verità assolute. Sembra quasi che ciò che fa comodo si tiene, ciò che non fa più comodo lo si getta nel cestino. Il paradigma si deve mettere in discussione, altrimenti non vi è crescita. Fosse così certo e veritiero, non vi sarebbero più morti e malattie. Ad inizio secolo, la moderna medicina ufficiale occidentale, ha liquidato molto velocemente e frettolosamente la teoria dei “Microzimi” dello studioso dell’epoca Antoine Béchamp (1816-1908), a favore dell’altro grande studioso e ben più “famoso” Pasteur, dando per scontato e certo il concetto del microbo “cattivo” e/o “maligno” che entra nel corpo umano per far danni, ma senza reali e concrete spiegazioni, soprattutto di ordine eziologico. Antoine Béchamp riteneva che i microbi fossero un “processus”: provenienti da un’unica fonte [delle particelle "prebatteriche" presenti in tutte le strutture organiche, dette "microzimi"], essi possono cambiare dimensioni e forma secondo lo stato di salute dell’organismo nel quale vivono [….] Per Pasteur il microbo provoca la malattia. Per Béchamp è la malattia che genera il microbo. Da quegli anni in poi, la pragmaticità e la concretezza della medicina sono sconcertanti. Neanche l’illustre e riconosciuto manuale Merck dà giustificate motivazioni alle varie malattie, più di cinquemila, che attanagliano il nostro corpo; ognuna di queste appare poco più di una mera ipotesi e quasi sempre si rimandano i concetti biologici e medici alla scienza della statistica. Un giorno di circa quattro anni fa, un noto luminare oncologo di Torino, per la modica cifra di 400 euro, in 15 minuti, riferì, al sottoscritto e mia sorella, che per nostro padre non c’era più niente da fare e che dovevamo semplicemente aspirare a che lui trascorresse quei pochissimi mesi che gli rimanevano da vivere con la migliore qualità di vita possibile. Il tutto basandosi solo ed esclusivamente sulla scienza della statitistica, ovvero che il 70% dei fumatori si ammala di cancro ai polmoni e che l’altro 30% non si sa perché si ammala. Ciò vuol dire, che l’eziologia è sconosciuta se si vuole usare un termine rigorosamente scientifico e biologico. Quando gli domandai la causa del tumore diagnosticato indirettamente, perché nostro padre non era presente nello studio, il motivo di tale “malattia maligna”, lui mi chiese se nostro padre fumava e apprendendo la mia risposta affermativa, iniziò a sostenere la storia del 70% dei fumatori…. alchè chiedendogli del restante 30%, lui mi rispose che dei non fumatori ammalati di cancro ai polmoni non si sapeva nulla…..

Il seguente grafico, riguardante il tasso di mortalità del Galles e dell’Inghilterra fino al 1960, redatto dallo studioso britannico di medicina sociale Thomas McKeown, ci spiega come, per quanto concerne molte malattie tra cui il colera, il tifo, la tubercolosi, il morbillo, la scarlattina e la pertosse, la mortalità avesse cominciato a regredire progressivamente già nel XIX secolo, vale a dire molto prima che venissero identificati gli agenti patogeni delle varie epidemie e che venissero resi disponibili i farmaci capaci di debellarli. Vedi figura.


Il microbiologo francese Renè Dubos, pioniere degli studi sugli antibiotici, a questo proposito si espresse così: > . Non mi irretisco più di fronte agli scandali della sanità di oggi, non voglio scadere nel moralismo fine a se stesso e al buonismo dei “poteri forti”, ma è ora di riaprire gli occhi, di risvegliarci tutti quanti da questo torpore generale, da questa sorta di narcolessia collettiva. Non è questa né la sede né il luogo per discutere di politica e modelli economici, di destra o di sinistra, di comunismo o di capitalismo, di sionismo e di Islam, forse è pura utopia credere alla pace eterna tra i popoli o al benessere generale globale, di certo è materia complicata ed intricata; ma se posso tollerare l’economia aggressiva generata dal consumismo più sfrenato, il vendere tutto a tutti i costi, il trionfo del superfluo con il conseguente crollo dei valori morali e delle buone tradizioni, non posso più sopportare che della salute se ne faccia un gran mercato! In Italia quelle che una volta si chiamavano Unità Sanitarie Locali, ora si chiamano “ Aziende Sanitarie Locali”….. Alcuni medici escono ora allo scoperto, non riescono più ad accettare questo stato di cose, ad esempio Jorg Blech nel libro “ La medicina che non guarisce ” spiega il gran mercato della salute di oggi, con validi riferimenti bibliografici e prove certe. Nel saggio di Werner Bartens “ Medici da odiare ”, recensito sul n. 33, del 16 agosto 2007, del periodico italiano “Panorama”, sono raccontati vari episodi di malasanità, i quali, tra gare a tempo di tagli cesarei e pazienti usati come cavie inconsapevoli, chiariscono il mondo della sanità tedesca. Ma non basta denunciare, indicare, disarmare, disfare, smontare il grande barcone della medicina ufficiale e della potentissima industria farmaceutica per ridare la propria dignità al cittadino, garantendogli di essere nuovamente paziente e non più “il cliente dell’Azienda Sanitaria Locale”. Non è più sufficiente criticare senza creare dei presupposti costruttivi. Bene, ormai è stato ammesso anche dall’O.M.S. che in oltre mezzo secolo di lotta al cancro e miliardi di dollari spesi (negli ultimi 35 anni solo negli USA 200 miliardi di dollari) non si sono evidenziati risultati apprezzabili e che quindi il tasso di mortalità dinnanzi al cancro rimane pressoché invariato. A scriverlo il giornalista Gilberto Corbellini nell’articolo “Geni in guerra col cancro” su “Il sole 24 ore” n. 320 il 26 novembre 2006. Nel marzo 2004 il mensile “Fortune” ha pubblicato una lunga inchiesta, intitolata > . Critiche analoghe, ma più circostanziate, sono contenute nel libro scritto da un oncologo clinico, Guy B. Faguet, intitolato “La guerra contro il cancro. L’anatomia del fallimento – Un progetto per il futuro”. A che gioco stiamo giocando? Perché non si dà spazio a chi sostiene un qualcosa di diverso rispetto ai protocolli ufficiali? Perché non si dà eco a chi la pensa differentemente rispetto il fallimento della medicina ufficiale? Siamo proprio sicuri che proprio nessuno abbia scoperto la giusta cura? Perché per la società civile, oggi, è diventato più importante acculturarsi sulle funzioni dei telefonini mobili e cambiarli ogni due mesi invece di “imparare” a ragionare con la propria testa discernendo tra le furbizie di un certo sistema? Come mai la scuola di oggi è allo sfascio? E se sono sempre di più i medici che escono fuori dal coro, ve ne sono molti ormai staccati da un pezzo. Tra i vari autori, medici e scienziati che si sono contraddistinti negli ultimi anni nell’ambito della medicina alternativa non ufficiale, assoluto risalto va dato al medico tedesco R. G. Hamer, il quale ha provato scientificamente i meccanismi del cancro e di tutte le malattie, ponendo in risalto la scienza della biologia anziché la scienza della statistica. In Italia vi è anche un’associazione, A.L.B.A., che sorregge e divulga queste preziose scoperte; ma della manifestazione pacifica pro-Hamer di oltre 700 persone tenutasi a Roma nell’autunno 2006, organizzata dalla suddetta associazione, non è stata scritta neanche una riga da nessun quotidiano o periodico nazionale e locale.


Dott. Lorenzo Girodo