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Tributaristi uniti contro la sentenza di cassazione che rende esclusiva la consulenza fiscale

La sentenza n. 10100/2011, con la quale la Corte di Cassazione, lo scorso 11 marzo, ha sancito il divieto per il consulente del lavoro di svolgere un'attività “tipica” come quella della consulenza fiscale alle aziende ed ai professionisti, sta creando un forte scompiglio tra gli addetti ai lavori. Dalla pronuncia deriverebbe, infatti, l'esclusione dall'esercizio di tale attività di tutte le professioni diverse da quella di commercialista.

In particolare, l'Unione nazionale camere avvocati tributaristi, a mezzo del suo presidente, Patrizio Tumietto, si dice “sconcertata” per la semplificazione giurisprudenziale attuata; per la Tumietto, è incomprensibile il veto che coinvolgerebbe anche gli avvocati tributaristi ai quali deve per contro essere riconosciuta “una formazione universitaria specifica” su questa specializzazione.

Roberto Falcone, presidente della Lapet, ritiene che il “concetto di tipicità” affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza in oggetto non esisterebbe nella legge: “già la Consulta, con la sentenza 418/96 aveva individuato la bipartizione tra attività "riservata", ancorandola a una legge istitutiva, e attività "libera". Lo stesso Albo unico dei commercialisti parla di competenze "specifiche", riservate, e "tecniche", libere, ma mai di tipicità”.

Per i tributaristi dell'Int, il presidente Riccardo Alemanno giudica la sentenza come un caso isolato che lascia perplessi per la sua ”agghiacciante semplicità”.

Nel frattempo, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro è stato convocato dalla presidente Marina Calderone, in seduta straordinaria, per il prossimo 19 marzo, per discutere della pronuncia e dare unitarietà e compattezza all'azione della categoria sul punto.




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