Sei in: Risorse: Comunicati Stampa:

Comunicati Stampa

Il tunnel carpale: definizione e rilevanza per la sicurezza sul lavoro

La sindrome del tunnel carpale consiste nella compressione del nervo mediano che passa attraverso un canale anatomico al polso. È un disturbo professionale frequente, riconosciuto come malattia correlata al lavoro, specialmente in mansioni che richiedono movimenti ripetitivi, posture forzate e utilizzo prolungato di strumenti vibranti. La sua natura subdola rende necessario l’approccio preventivo già nella redazione del Documento di Valutazione dei Rischi, con l’obbligo per il datore di lavoro di monitorare l’ambiente di lavoro, identificare i compiti a rischio e attivare la sorveglianza sanitaria.


Sintomi tipici e manifestazioni cliniche della sindrome

I sintomi della sindrome del tunnel carpale comprendono inizialmente formicolio e intorpidimento delle dita — pollice, indice, medio e parte del quarto dito — spesso percepiti durante la notte o al risveglio rafforzati da movimenti ripetitivi. Successivamente possono comparire dolore irradiato verso l’avambraccio, riduzione della forza di presa e progressiva difficoltà nel compiere azioni fini come scrivere, digitare o maneggiare piccoli oggetti. Nei casi più avanzati si osserva atrofia della muscolatura della base del pollice, compromettendo l’abilità manuale e la performance lavorativa.


Diagnosi e percorso di valutazione clinica

La diagnosi prevede una combinazione di valutazione dei sintomi, esame obiettivo e test specifici (Tinel e Phalen) per stimolare il nervo. Si completano indagini strumentali come l’elettromiografia (EMG) e la velocità di conduzione nervosa. Le misurazioni avvengono su entrambe le estremità e fanno parte dei protocolli di sorveglianza sanitaria previsti dalla normativa. Una diagnosi precoce consente interventi terapeutici tempestivi, mitigando il rischio di danni permanenti e di invalidità.


Strategie di prevenzione tecnica e organizzativa

Il datore di lavoro deve mettere in atto strategie articolate : progettazione ergonomica delle postazioni di lavoro (altezza, supporti, angoli di polso corretti), introduzione di dispositivi a basso impatto vibratorio, pause regolari durante l’attività ripetitiva, rotazione dei compiti, uso obbligatorio di attrezzature adeguate, e formazione sul corretto uso di strumenti e postura. Le misure devono essere oggetto di valutazione all’interno del DVR, coinvolgendo RSPP, medico competente e RLS per definire soluzioni condivise.


Trattamento e gestione dei casi confermati

Nei casi lievi, la terapia prevede tutori notturni e fisioterapia specifica. Possono essere utili esercizi di stretching, mobilizzazione articolare, e applicazioni locali di ghiaccio o antinfiammatori. In situazioni più acute si valuta la somministrazione farmacologica e, nei casi refrattari o con evidenza EMG molto compromessa, si considera l’intervento chirurgico di decompressione del tunnel carpale. Il reinserimento lavorativo deve essere gestito con gradualità, coordinando il ritorno in mansione in linea con le indicazioni del medico competente, evitando manovre ripetitive e sollecitazioni al polso.


Sorveglianza sanitaria: ruolo essenziale del medico competente

Il medico competente gestisce la sorveglianza sanitaria nei lavoratori a rischio, attivando protocolli con visite periodiche, accertamenti neurologici e strumentali. È compito del medico identificare i casi sospetti, valutare l’idoneità alla mansione e proporre misure di adattamento o limitazione dei compiti. Nei casi clinicamente significativi può suggerire il reindirizzamento ad attività alternative o allontanamento temporaneo, in attesa di recupero completo delle funzioni.


Ruolo congiunto delle figure aziendali nella prevenzione e monitoraggio

La prevenzione efficace del tunnel carpale dipende da un approccio integrato tra datore di lavoro, RSPP, medico competente e RLS. L’obiettivo è pianificare azioni coerenti nel tempo: aggiornamento del DVR in funzione di nuovi rischi ergonomici, verifica dell’efficacia delle misure adottate e coinvolgimento attivo dei lavoratori nella segnalazione precoce dei sintomi. Solo in questo modo è possibile garantire ambienti di lavoro sani, ridurre l’assenteismo e tutelare la capacità operativa e fisica dei dipendenti.