Piante e scienze della vita: Beta Vulgaris (Barbabietola da zucchero)
La pianta di Barbabietola da zucchero è nota per essere coltivata con l'obiettivo finale dell'estrazione di saccarosio ed etanolo. La Barbabietola da zucchero è usata anche per l'estrazione dei cristalli di Betaina, amminoacido dalle svariate applicazioni. La betaina è stata isolata per la prima volta nella metà del XIX secolo, precisamente nel 1866, dal chimico tedesco Carl Scheibler, che ne estrasse i cristalli dalla pianta della barbabietola da zucchero ( Beta vulgaris ), a cui deve il proprio nome.
- Farmaceutico e medico: Viene utilizzata come farmaco per il trattamento dell'omocistinuria, una rara malattia genetica, e dell'iperomocisteinemia (alti livelli di omocisteina nel sangue) per ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. Inoltre, sotto forma di betaina HCl , può essere impiegata per favorire la digestione in caso di ipocloridria.
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- Integratori e nutrizione: È diffusa negli integratori per il benessere cardiovascolare e del fegato (grazie all'azione epatoprotettiva e lipotropica). Viene usata anche in ambito sportivo come sostanza ergogenica per migliorare le prestazioni e favorire la composizione corporea.
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- Cosmetica: È un ottimo agente idratante e umettante (osmolita). Aiuta a trattenere l'acqua nell'epidermide, rinforza la barriera cutanea, riduce le irritazioni e migliora la texture di creme e detergenti.
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- Agricoltura: l a betaina (detta anche glicin-betaina) è una molecola speciale che potremmo immaginare come una calamita dotata di una carica positiva nella testa e una carica negativa nella coda. In genere le molecole cariche elettricamente creano caos e disordine nelle cellule, ma la betaina no. Le sue due cariche opposte (struttura bipolare) si bilanciano alla perfezione all’interno della struttura, rendendola elettricamente neutra. Questo equilibrio le conferisce 2 superpoteri: 1. estrema affinità per l’acqua e 2. capacità di proteggere la pianta contro gli eccessi di salinità. Isolata per la prima volta nella barbabietola da zucchero (Beta vulgaris, da cui prende il nome), non a caso è una pianta molto resistente e in grado di prosperare nei terreni salini. Così come le alghe marine, che ne sono ricchissime, dovendosi difendere dal rischio di “disidratazione” a causa dell’effetto osmotico dell’acqua salata.
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Applicazione in agricoltura - Superpotere 1 - ESTREMA AFFINITÀ PER L’ACQUA - Per capire come la betaina difenda la pianta dalla siccità o dalle gelate, dobbiamo guardare da vicino l’acqua stessa. Anche l’acqua, nel suo piccolo, si comporta come un minuscolo magnete. Pur non avendo cariche elettriche nette, ha una parte tendenzialmente negativa (l’ossigeno) e due “braccetti” tendenzialmente positivi (i due idrogeni). Quando la betaina entra in circolo, attira irresistibilmente le molecole d’acqua le cui piccole calamite si orientano allineandosi alla perfezione: la loro parte negativa si aggancia alla testa positiva della betaina, mentre i loro braccetti positivi si legano alla sua coda negativa. Molte molecole d’acqua si dispongono così in un abbraccio compatto e ordinatissimo intorno alla betaina: così legata, l’acqua non evapora sotto il sole di luglio né si trasforma in aghi di ghiaccio in inverno. La cellula resta turgida, protetta e perfettamente funzionante.
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Applicazione in agricoltura - Superpotere 2 - SCUDO CONTRO L’ECCESSO DI SALE - Quando il terreno accumula troppi sali - ad esempio a causa di irrigazioni con acque dure, vicinanza al mare o concimazioni troppo intense - la pianta entra in pericolo per “effetto osmotico”. I sali sono composti da frammenti elettrici molto aggressivi: quelli con carica positiva (i cationi, come il sodio) e quelli con carica negativa (gli anioni, come il cloro). Quando penetrano all’interno delle cellule, queste cariche libere e “agitate” attaccano le proteine e disattivano gli enzimi vitali, avvelenando la pianta. È qui che la betaina attiva il suo secondo scudo protettivo. Sfruttando di nuovo la sua natura di calamita perfetta, agisce come una stazione di intercettazione e neutralizzazione: la sua testa positiva attira e blocca i frammenti salini negativi; la sua coda negativa attira e blocca i frammenti salini positivi. I sali non sono quindi più liberi di vagare e fare danni, ma schermati ed “abbracciati” dalla betaina.
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